Recensione di ilsegretodelbosco

Il vento si alza ancora, anche quando sotto i piedi ti trema il mondo.

L’Emilia e la sua gente continua ad essere generosa nei confronti di “quando si alza il vento” e l’ennesima recensione, splendida, di cui non posso che andare orgoglioso arriva proprio a pochi giorni dal mio compleanno. Grazie per il regalo.

Recensione a cura di il segreto del bosco.

http://www.anobii.com/books/Quando_si_alza_il_vento/9788896253144/01dad26feb1455e9f4/

 

Quel vento nel titolo!
Come sfuggire alla tentazione di leggere questo libro?
Una lettura che è stata una corsa, perché non volevo separarmi da queste pagine; poi stupore, domande e alla fine, sono rimasto a lungo in dubbio se attribuire il massimo dei voti a questa seconda opera di Serra che certamente merita di essere più e meglio conosciuto dai lettori.
Autore trentenne, sa usare il linguaggio semplice e diretto dei giovani, riuscendo a creare un ritmo narrativo che prende e coinvolge.
La sua protagonista è il frutto di un modo di sentire profondo, di un animo femminile che raramente si riscontra in un uomo, e questo per me è un complimento grande, da fare e da ricevere.
Una scoperta, un piccolo gioiello da consigliare, malgrado la storia qui raccontata, quella di Isabella, sia molto triste, forse un po’ troppo visto l’insieme di avvenimenti negativi che la caratterizzano.
Però è pur vero che la vita a volte è “anche” così!
Sorrido.
La ragione è nascosta nel titolo, in quella ninnananna, in un aquilone, nel vento!
…trovare in altri il segno di ciò che ci appartiene, che sentiamo intimo…
Chi gioca con gli aquiloni sa che il vento bisogna saperlo aspettare: lo sanno bene i bambini, i vecchi e chi non può fare a meno di sognare.
Certo i sogni, nelle belle pagine di Serra, hanno ali troppo fragili e gli stessi amori sembrano finire per una legge naturale.
Semplicemente si consumano, magari perché è la vita stessa a consumarsi, se non addirittura ad interrompersi.
Ma resta quel sentirsi vento e per tale ragione la consapevolezza di poter rimanere dopo, anche quando tutto sembra finito.
Nel cielo, nei profumi, nella pioggia, in tutte le cose più semplici e pure.
E che per tale ragione durano.

Recensione della “distanza che ci divide” su eco di torino

A sorpresa ecco arrivare una recensione di Doriana de Vecchi su eco ti torino, a conferma che i libri non invecchiano e muoiono mai.

La distanza che ci divide” è, per ammissione dell’autore, “per i pazzi che sono pieni di vita”, ovvero per tutti coloro che non hanno smesso di sognare e di credere nel proprio modo di comunicare se stessi e gli altri, esattamente come Emanuele Serra, l’autore del libro. Questo romanzo parla direttamente ai giovani e si può considerare un “racconto generazionale”: Serra infatti sembra voler parlare ai ragazzi di oggi a proposito della sua generazione, quasi fosse, nonostante la sua giovane età, un tempo lontano negli anni e per il quale è necessario mantenere viva la memoria. Tante sono le tematiche affrontate, dai valori politici e sociali, dalla genuinità dei rapporti alla voglia di divincolarsi da un sistema di regole e leggi troppo strette che vanno combattute in nome della libertà di espressione e della libertà di pensiero: una tra queste il G8, vissuto in prima linea ed assaporato in tutti i suoi odori, percepito in tutta la sua confusione, concitazione, rumore, entusiasmo e rassegnazione, condannato per tutte le sue contraddizioni e disillusioni. Il romanzo ci induce a riflettere su come il fato si mescoli con il libero arbitrio di ognuno, di come il predestinato si scontri con le scelte, le ambizioni, la voglia ed il coraggio di rischiare per perseguire i propri obiettivi, i propri sogni, i propri ideali. Si ride in questo libro, insieme a Francesco e Chiara, i due protagonisti della storia, e si ride come pazzi ed è forse questa la chiave della felicità: la spensieratezza, la capacità di mantenere vivo l’entusiasmo di comprendersi, di conoscersi, di viversi, di rispettarsi, di superare le incomprensioni, di suscitare curiosità e sorpresa. Scorrono leggere e sono dense di genuino ottimismo le pagine di questo libro, perché un’amicizia è un susseguirsi di momenti da condividere e da vivere, fino ad inoltrarsi nella profondità dell’anima. Il lettore è totalmente immerso nella loro straordinaria empatia e capacità di gestire la quotidianità affinché non diventi un susseguirsi monotono di attimi che si ripetono ma un insieme di emozioni vive da percepire. “La distanza che ci divide”, come ci suggerisce il titolo, è anche un libro di distanze: ve n’è una galleria intera, a partire dalla distanza superabile, di tutto ciò che sembra irraggiungibile e che invece lo spirito d’iniziativa, la fantasia e la volontà lo rende avvicinabile e perseguibile, alla distanza apparente, alla distanza generazionale tra Francesco e la madre, alla distanza beffarda, quella che si prende gioco delle apparenze. La distanza è davvero onnipresente, talvolta è piacevole e silenziosa come nei momenti in cui due anime si ritrovano a guardarsi negli occhi e restano a parlare senza proferir parola alcuna. Francesco e Chiara vivono rispettivamente a Torino e a Lucca ed il lettore vive insieme a loro le difficoltà di un rapporto a distanza, dove lo spazio diventa un nemico beffardo ed intransigente. Davvero innumerevoli le distanze, e altre ancora le incontriamo nel corso del libro: la distanza psicologica, quella di persone che non si comprendono, la distanza generata dalle ambizioni professionali dell’ex fidanzato di Chiara che decide di intraprendere la carriera militare, la distanza delle persone che vengono a mancare ed il vuoto che lasciano ai cari rimasti in vita, la distanza di ideali, la distanza di un silenzio, troppo quieto da sembrare rumore, troppo silente da sembrare un’incomprensione. Emanuele Serra disegna tutto questo con la sua poesia, capace di annullare tutte le distanze che ha descritto, specialmente quella tra scrittore e lettore, perché questo romanzo è talmente intenso, quotidiano e semplice che potrebbe raccontare parte della vita di ognuno di noi.

(Doriana De Vecchi)

Sabato 19 Novembre a Ravenna!

A patto che Jacopo non voglia nascere in anticipo, Sabato 19 sarò a Riolo Terme, vicino a Ravenna e, finalmente, avrò modo di conoscere dal vivo il mio editore.

Ecco un frammento dell’evento:

” Sabato 19 Novembre, dalle 17:00 …
“Quando si alza il vento” di Emanuele Serra, ed. “Voras”.
La musica sarà a cura di Ermanno Fabbri.
Degustazione evento in collaborazione con Cantine Antica Grotta.
Degusteremo una selezione dei partners di Cantine Antica Grotta, per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia: Arnaldo Caprai, Umani Ronchi, Fontanafredda.
Buffet offerto da “Agriturismo Nasano” di Riolo Terme (Loc. Mazzolano).
Saranno esposte le opere pittoriche di Nicola Pozzi “

http://ravenna.mondodelgusto.it/2011/10/28/riolo-terme-ravenna-letteratura-vino-musica-2011-nella-rocca-sforzesca-parole-suoni-sapori/

Recensione su mangialibri.it

“Il mio nome è Isabella, oggi è il mio venticinquesimo compleanno, con un po’ di sano ottimismo forse è anche l’ultimo, o almeno uno degli ultimi”. Eccola, Isabella – occhi color nocciola, chiappe basse e gambe magre – seduta per terra in bagno con le braccia attorno all’asse del water. Tra le dita stringe lo stick del test di gravidanza: positivo. Non si tratta di un incidente, di “una scopata andata male”, questo bambino è stato cercato e voluto, nonostante quei maledetti risultati degli esami clinici che non sono altro che una condanna a morte. Un tumore si è insinuato nella vita di Isabella, e piano piano le dilania il cervello e i sentimenti. Ma com’erano i giorni prima dell’arrivo del tumore? Un’infanzia felice, fatta di giochi e sorrisi insieme a Gigi, compagno di banco e amico inseparabile. Un’adolescenza in cui si alternano momenti di euforia ad altri di tristezza, in cui i giorni di solitudine lasciano spazio a batticuori, primi baci e delusioni. Poi, però, una domenica di ottobre ha deciso di portarsi via i genitori di Isabella: la nebbia e un autocarro sono le cause dell’incidente stradale. Giorni di lacrime, dolore e disperazione scandiscono gli ultimi anni di liceo, fino a quando non arriva Nicola, l’avvocato scelto dagli zii di Isabella per fare causa al camionista che le ha tolto per sempre una madre e un padre. Nicola inizia a frequentare casa di Isabella, racconta i suoi viaggi, le sue esperienze, la sua vita, spingendo quella ragazza così timida e triste a riprendere a parlare e a scoprire cosa significhi avere diciotto anni. Isabella rinasce e nella sua nuova vita c’è Nicola. Ma poi arriva il tumore al cervello e quel bambino che rischia di non conoscere mai la mamma. Perché Isabella è malata, peggiora di giorno in giorno e a un certo punto deve decidere se portare avanti la gravidanza oppure affrontare la chemioterapia che le permetterà di trascorrere ancora un po’ di tempo con il suo grande amore…
È un romanzo struggente, che ti entra dentro senza neanche chiedere il permesso. Ogni parola, ogni pensiero e desiderio di Isabella sono massi che si schiantano sul cuore di chi legge. E le ferite non si rimarginano una volta terminato. Emanuele Serra ha saputo raccontare una storia intrisa di dolore e speranza, di drammaticità e voglia di farcela a tutti i costi. Una storia difficile narrata con uno stile semplice e pulito, con  un ritmo serrato che scandisce i giorni della protagonista in modo tanto veloce come gocce che cadono dal cielo. Serra è stato in grado di regalare pagine tanto devastanti da far venire voglia di piangere e urlare. Una malattia che arriva all’improvviso e obbliga a prendere decisioni che cambieranno l’esistenza di tutti. Si avvertono i sentimenti di Isabella, la paura, la disperazione e la voglia di rischiare, perché anche se l’orizzonte è limitato, quel piccolo spazio per i sogni è l’unica cosa che ancora le permette di sopravvivere. 

http://mangialibri.com/node/9276

Sognando Leggendo

Emanuele Serra:

Emanuele Serra: torinese, giovane, scrive.

E’ restio a parlar di sé, ma ci ha fornito direttamente qualche informazione su di lui:

“Torino è la città in cui vivo e sono nato. Mi piace. Alcuni posti li preferisco ad altri. Come il lungo Po Antonelli e l’unico pub che si trova lì, che è anche il posto d’incontro con i miei amici. Ho vissuto trentuno primavere, tra poco saranno trentadue, non me le ricordo tutte. Alcune hanno lasciato il segno, altre le vorrei dimenticare, altre ancora le ricordo con orgoglio. In tutto questo credo di essere tremendamente e orgogliosamente normale. Mia figlia si chiama Elena, ha otto mesi, due occhi chiari come quelli della madre, Paola. Da me dicono che abbia preso il sorriso. Adoro i gatti e il sabato gioco a calcio con gli amici. Non sempre.  Scrivo, principalmente per piacere. Sette anni fa ho scritto un romanzo, edito nel 2008 dal titolo la distanza che ci divide. Da qualche mese è uscita anche la raccolta di mi mancano i plugin e altri racconti. (la cui storia già la sapete)”. Ah, da un anno ho smesso di fumare, che sembra una cavolata ma non lo è.”

Sito: http://www.serraemanuele.it/

Titolo: Mi mancano i plug in
Autore: Emanuele Serra
Serie: #
Edito da: Progetto Babele
Prezzo: 11,66€
Genere: Racconti
Pagine: 106
Voto:

Trama:

Questo libro contiene alcuni racconti e molte domande. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, quale sia la linea di demarcazione fra innocenza e crudeltà. Fin dove possa spingersi un padre per salvare la vita di sua figlia. Se si possa spiegare cosa sia la morte ad un bambino o perdonare chi ci ha rubato l’infanzia. 
Ma, forse, tutto questo non ha la minima importanza.
In fondo, a chi importa se un operaio di Torino, lentamente, impazzisce, perchè non ha altra via per sottrarsi ad un ciclo produttivo che lo vuole ingranaggio, puleggia, biella. A chi importa se ci sono milioni di uomini e donne costretti a lasciare casa e memorie per inseguire un sogno di disperazione. A chi importa di un gabbiano ferito o di un bambino che scrive lettere alla sorella morta.
Forse non ci sono risposte, forse l’importante è non voltarsi, mai. E, nel frattempo, si può leggere questa antologia. Non risponderà alle vostre domande, ma farà nascere qualche dubbio. E non è poco. (Marco R. Capelli)

Citazione: Sorrido.

A volte il destino è un gioco beffardo e bastardo con un senso dell’umorismo nero come la pece.

Ero pure andato in pellegrinaggio fino a Lourdes, una cosa avevo chiesto, una sola cosa, non tanto per me quanto per te, perché sei padre nella mente, ingegnere di un futuro possibile, inchiodato in una realtà che ti appartiene ma che preferisci deviare, il mio era come un patto, con il buon Dio, un gioco di compiti, di sacrifici e di reciproca stima.

A me il compito di creare un mondo per mia figlia, a te buon Dio, ti prego, fai solo che sia sana.

Recensione:

Quando si inizia a leggere Mi mancano i plugin, non si può far a meno di essere colpiti dalle parole di ammirazione che vengono rivolte al giovane autore nella prefazione. Si intuisce, in chi ha letto i racconti, un senso di immedesimazione negli stessi, una sorta di comprensione profonda di ciò che l’autore voleva dire e trasmettere ai suoi lettori. Perciò, una volta terminate quelle pagine di presentazione, non ci si può che accostare alla lettura con tanta curiosità e, perchè no (sono pur sempre io, scettica fino a prova contraria), con un senso di superiorità che porta a pensare: “Voglio proprio vedere se mi ci ritrovo davvero anch’io in quelle parole!“.

L’inizio è spiazzante. Si apre con un disegno, e mi piace. Già ricevo il primo piccolo colpo (“oh, no! vuoi vedere che st’autore ci sa fare davvero così come hanno affermato le belle parole spese su di lui?“). Poi, il vero inizio. Che è poesia. Leggo senza quasi rendermi conto del significato e mi faccio trasportare dal suono delle parole. Torno indietro, concedo a quelle parole un senso e, per la seconda volta, mi piace. Diventa poesia, diventa realtà, diventa vita, diventa dolore e tutte queste sensazioni sono racchiuse solo nel primo racconto. Ok, torno sui miei (iniziali) passi, abbandono le mie personali e scettiche resistenze e guardo con occhi diversi quello che verrà.

Non mantiene sempre lo stesso tono o lo stesso ritmo. A volte mi ritrovo racconti duri, a volte mi ritrovo scene che non vorrei vedere e non vorrei sapere, altre volte mi sono ritrovata a non capire quelle parole: dove andavano, a chi andavano, di cosa parlavano. Ma proprio quando un racconto sta per allontanarmi, ne arriva un altro che mi ributta dentro nella lettura e non posso che tornare.

E ora, arrivata alla fine, sono qui a dire di dare un’occasione a questi racconti, così scorrevoli e così veloci, così vicini alla nostra vita e altri così lontani, che sanno unire per bene forma e contenuto senza annoiare o stancare, rendendosi piacevoli e leggibili. Chi concederà questa opportunità si ritroverà, alla fine, a pensare a quale potrebbe essere il racconto che ha preferito e sentirà l’esigenza di rileggerlo, per riascoltarlo e riviverlo. Io l’ho fatto.

La generazione degli anni 90 in un libro

La generazione degli anni 90 in un libro. Emanuele Serra al Circolo Letture Corsare di Borgaro (11 marzo)

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10 / 03 / 2010 – A Borgaro giovedì 11 marzo sono protagonisti i giovani adolescenti degli anni ’90 grazie alla presentazione del libro di Emanuele SerraLa Distanza che ci divide” edito dalle edizioni il Filo per la collana “Strade”. Ad organizzare l’incontro il Circolo Letture Corsare presso la sede di Parole e Musica onlus. A presentare la serata la scrittrice Doriana De Vecchi, animatrice appassionata del circolo letterario borgarese.

Serra presenterà il suo romanzo allestendo una kermesse di musica e letture accompagnato dalla chitarra di Daniele Chiarella (in foto a lato) e dalle voci di Rossella De Chirico e Paola Chiarella. Un appuntamento da non mancare per il valore che emerge dalle pagine del libro. In questi anni infatti una parte della letteratura si è posta il problema di poter ritrarre e affrontare con ritratti più o meno originali e storie reali le generazioni del post 68. Queste generazioni vivono in una sorta di limbo che è ogni tanto illuminato da qualche buona opera letteraria.

Usciti dalla lettura del romanzoLa Distanza che ci dividedi Emanuele Serra si ha la sensazione di aver tolto un velo su una di quelle generazioni incomprese e messe ai margini. Serra, a nostro giudizio, ha invece riscattato e ben ritratto quei ragazzi e ragazze della sua generazione: lui è nato nel 1979, l’ultimo anno del cosiddetto “Decennio degli anni ribelli”. La realtà sociale si era evoluta con grandi contraddizioni in tutti i campi e le nuove generazioni furono al centro di questo cambiamento. I giovani degli anni successivi ai ’70 sono stati ritratti come quelli del “ritorno nel privato”, del “minimalismo esistenziale” e messi all’angolo e quasi sbeffeggiati per la mancanza di novità che comunque proponevano. Serra ribalta ottimamente questa impostazione e da con il cuore e la testa un quadro genuino della sua generazione. Francesco e Chiara, protagonisti principali del romanzo, sono vivi, reali e lasciano il segno. Lasciano il segno nella loro storia d’amicizia e d’amore, un amore certo tribolato, contrastato ma vero perché ha alla sua base la casualità nell’incontro, la caparbietà nel tenerlo vivo e la bellezza nel concepirlo. Chi ha vissuto una storia d’amore adolescenziale concreta può capirlo bene. Chi ha cercato di oltrepassare il sogno e vivere nel concreto un incontro labile, futile, senza prospettive, dandogli le gambe, facendolo crescere, può capire la storia di Chiara e Francesco.
Si incontrano in una vacanza al mare ma si separano dopo pochi giorni; lei abita a Lucca, lui a Torino; lei è figlia di una famiglia “normale”, lui di una famiglia spezzata, con una madre famosa attrice. Lei vive in piena dipendenza dalla famiglia, lui si fa le ossa e cresce indipendente. Vivono quindi realtà separate, a chilometri di distanza ma la loro crescita da adolescenti a persone mature è scandita da un humus comune, da storie, amicizie, desideri, passioni che in tanti aspetti si incontrano per separsi e ricongiungersi nel tempo. La storia di questi ragazzi ha un epilogo forse per il lettore inaspettato ma certamente concreto anzi è questo epilogo il messaggio più concreto che ci riserba Serra. Tra le pagine più intense del romanzo vi segnaliamo quelle del G8 di Genova che fanno capire appieno come quell’episodio sia un concreto esempio di come la generazione di Serra l’ha vissuto. Un romanzo da leggere e dal quale ci si può staccare con la consapevolezza di poterlo riprendere e frequentarlo per percorrere con la storia di questi due giovani, la storia di tanti ragazzi e ragazze di ieri e di oggi.

Dove?

  • Parole e Musica onlus
    via Diaz 15, Borgaro Torinese

Quando?

  • giovedì 11 Marzo
    ore 21

Costo?

  • ingresso libero

(Dario De Vecchis)