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Recensione della “distanza che ci divide” su eco di torino

A sorpresa ecco arrivare una recensione di Doriana de Vecchi su eco ti torino, a conferma che i libri non invecchiano e muoiono mai.

La distanza che ci divide” è, per ammissione dell’autore, “per i pazzi che sono pieni di vita”, ovvero per tutti coloro che non hanno smesso di sognare e di credere nel proprio modo di comunicare se stessi e gli altri, esattamente come Emanuele Serra, l’autore del libro. Questo romanzo parla direttamente ai giovani e si può considerare un “racconto generazionale”: Serra infatti sembra voler parlare ai ragazzi di oggi a proposito della sua generazione, quasi fosse, nonostante la sua giovane età, un tempo lontano negli anni e per il quale è necessario mantenere viva la memoria. Tante sono le tematiche affrontate, dai valori politici e sociali, dalla genuinità dei rapporti alla voglia di divincolarsi da un sistema di regole e leggi troppo strette che vanno combattute in nome della libertà di espressione e della libertà di pensiero: una tra queste il G8, vissuto in prima linea ed assaporato in tutti i suoi odori, percepito in tutta la sua confusione, concitazione, rumore, entusiasmo e rassegnazione, condannato per tutte le sue contraddizioni e disillusioni. Il romanzo ci induce a riflettere su come il fato si mescoli con il libero arbitrio di ognuno, di come il predestinato si scontri con le scelte, le ambizioni, la voglia ed il coraggio di rischiare per perseguire i propri obiettivi, i propri sogni, i propri ideali. Si ride in questo libro, insieme a Francesco e Chiara, i due protagonisti della storia, e si ride come pazzi ed è forse questa la chiave della felicità: la spensieratezza, la capacità di mantenere vivo l’entusiasmo di comprendersi, di conoscersi, di viversi, di rispettarsi, di superare le incomprensioni, di suscitare curiosità e sorpresa. Scorrono leggere e sono dense di genuino ottimismo le pagine di questo libro, perché un’amicizia è un susseguirsi di momenti da condividere e da vivere, fino ad inoltrarsi nella profondità dell’anima. Il lettore è totalmente immerso nella loro straordinaria empatia e capacità di gestire la quotidianità affinché non diventi un susseguirsi monotono di attimi che si ripetono ma un insieme di emozioni vive da percepire. “La distanza che ci divide”, come ci suggerisce il titolo, è anche un libro di distanze: ve n’è una galleria intera, a partire dalla distanza superabile, di tutto ciò che sembra irraggiungibile e che invece lo spirito d’iniziativa, la fantasia e la volontà lo rende avvicinabile e perseguibile, alla distanza apparente, alla distanza generazionale tra Francesco e la madre, alla distanza beffarda, quella che si prende gioco delle apparenze. La distanza è davvero onnipresente, talvolta è piacevole e silenziosa come nei momenti in cui due anime si ritrovano a guardarsi negli occhi e restano a parlare senza proferir parola alcuna. Francesco e Chiara vivono rispettivamente a Torino e a Lucca ed il lettore vive insieme a loro le difficoltà di un rapporto a distanza, dove lo spazio diventa un nemico beffardo ed intransigente. Davvero innumerevoli le distanze, e altre ancora le incontriamo nel corso del libro: la distanza psicologica, quella di persone che non si comprendono, la distanza generata dalle ambizioni professionali dell’ex fidanzato di Chiara che decide di intraprendere la carriera militare, la distanza delle persone che vengono a mancare ed il vuoto che lasciano ai cari rimasti in vita, la distanza di ideali, la distanza di un silenzio, troppo quieto da sembrare rumore, troppo silente da sembrare un’incomprensione. Emanuele Serra disegna tutto questo con la sua poesia, capace di annullare tutte le distanze che ha descritto, specialmente quella tra scrittore e lettore, perché questo romanzo è talmente intenso, quotidiano e semplice che potrebbe raccontare parte della vita di ognuno di noi.

(Doriana De Vecchi)

 
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Pubblicato da su dicembre 1, 2011 in Recensioni

 

Sabato 19 Novembre a Ravenna!

A patto che Jacopo non voglia nascere in anticipo, Sabato 19 sarò a Riolo Terme, vicino a Ravenna e, finalmente, avrò modo di conoscere dal vivo il mio editore.

Ecco un frammento dell’evento:

” Sabato 19 Novembre, dalle 17:00 …
“Quando si alza il vento” di Emanuele Serra, ed. “Voras”.
La musica sarà a cura di Ermanno Fabbri.
Degustazione evento in collaborazione con Cantine Antica Grotta.
Degusteremo una selezione dei partners di Cantine Antica Grotta, per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia: Arnaldo Caprai, Umani Ronchi, Fontanafredda.
Buffet offerto da “Agriturismo Nasano” di Riolo Terme (Loc. Mazzolano).
Saranno esposte le opere pittoriche di Nicola Pozzi “

http://ravenna.mondodelgusto.it/2011/10/28/riolo-terme-ravenna-letteratura-vino-musica-2011-nella-rocca-sforzesca-parole-suoni-sapori/

 
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Pubblicato da su novembre 9, 2011 in Recensioni

 

Recensione su mangialibri.it

“Il mio nome è Isabella, oggi è il mio venticinquesimo compleanno, con un po’ di sano ottimismo forse è anche l’ultimo, o almeno uno degli ultimi”. Eccola, Isabella – occhi color nocciola, chiappe basse e gambe magre – seduta per terra in bagno con le braccia attorno all’asse del water. Tra le dita stringe lo stick del test di gravidanza: positivo. Non si tratta di un incidente, di “una scopata andata male”, questo bambino è stato cercato e voluto, nonostante quei maledetti risultati degli esami clinici che non sono altro che una condanna a morte. Un tumore si è insinuato nella vita di Isabella, e piano piano le dilania il cervello e i sentimenti. Ma com’erano i giorni prima dell’arrivo del tumore? Un’infanzia felice, fatta di giochi e sorrisi insieme a Gigi, compagno di banco e amico inseparabile. Un’adolescenza in cui si alternano momenti di euforia ad altri di tristezza, in cui i giorni di solitudine lasciano spazio a batticuori, primi baci e delusioni. Poi, però, una domenica di ottobre ha deciso di portarsi via i genitori di Isabella: la nebbia e un autocarro sono le cause dell’incidente stradale. Giorni di lacrime, dolore e disperazione scandiscono gli ultimi anni di liceo, fino a quando non arriva Nicola, l’avvocato scelto dagli zii di Isabella per fare causa al camionista che le ha tolto per sempre una madre e un padre. Nicola inizia a frequentare casa di Isabella, racconta i suoi viaggi, le sue esperienze, la sua vita, spingendo quella ragazza così timida e triste a riprendere a parlare e a scoprire cosa significhi avere diciotto anni. Isabella rinasce e nella sua nuova vita c’è Nicola. Ma poi arriva il tumore al cervello e quel bambino che rischia di non conoscere mai la mamma. Perché Isabella è malata, peggiora di giorno in giorno e a un certo punto deve decidere se portare avanti la gravidanza oppure affrontare la chemioterapia che le permetterà di trascorrere ancora un po’ di tempo con il suo grande amore…
È un romanzo struggente, che ti entra dentro senza neanche chiedere il permesso. Ogni parola, ogni pensiero e desiderio di Isabella sono massi che si schiantano sul cuore di chi legge. E le ferite non si rimarginano una volta terminato. Emanuele Serra ha saputo raccontare una storia intrisa di dolore e speranza, di drammaticità e voglia di farcela a tutti i costi. Una storia difficile narrata con uno stile semplice e pulito, con  un ritmo serrato che scandisce i giorni della protagonista in modo tanto veloce come gocce che cadono dal cielo. Serra è stato in grado di regalare pagine tanto devastanti da far venire voglia di piangere e urlare. Una malattia che arriva all’improvviso e obbliga a prendere decisioni che cambieranno l’esistenza di tutti. Si avvertono i sentimenti di Isabella, la paura, la disperazione e la voglia di rischiare, perché anche se l’orizzonte è limitato, quel piccolo spazio per i sogni è l’unica cosa che ancora le permette di sopravvivere. 

http://mangialibri.com/node/9276

 
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Pubblicato da su ottobre 12, 2011 in Recensioni

 

Sabato 17 Settembre presentazione e concerto!!

Locandina

Le premesse sembrano essere più che interessanti:

Il relatore sarà Younis Tawfik,

le lettrici, ormai coppia consolidata, Rossella de Chirico e Paola Chiarella, accompagnate dalle melodie concepite da Garbolino Alessandro con Igor Migliardi e Marco de Meo, a seguire la voce e la musica di Davide Cruccas, cantautore Torinese(che vive a londra) accompagnato sullo sfondo dalle atmosfere e dalle immagini intrappolate da Ilaria Palmas con la sua fedele Leica d-lux4. Ad amalgamare il tutto qualcosa di mio, una storia, un romanzo:

quando si alza il vento.

A Torino, sabato 17 settembre, ore18.00,al centro Dar Al Hikrma, via fiochetto 15(ingresso gratuito).

                                   Vi aspettiamo.

 
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Pubblicato da su settembre 1, 2011 in Presentazioni

 

Recensione su anobii

Ecco una recensione che ho trovato su anobii che mi ha decisamente gonfiato l’animo d’orgoglio, l’autrice è Daydream:

Mi sono avvicinata a questo libro incuriosita dal titolo: “Quando si alza il vento”, un titolo che mi riporta ad un altro libro a me caro..
L’ho preso in mano, ho cominciato a leggerlo e, mentre le parole scorrevano nei miei occhi scorrevano lacrime..
Hai presente quando ascolti il rumore del mare, il suo respiro, e ci sono le onde, e c’è il vento, ed è increspato fino all’orizzonte? Ecco, questo è ciò che ho pensato e provato mentre lo leggevo.
Struggente, coinvolgente, toccante… non ci sono altre parole per definire questa storia, una storia che ti resta dentro, che difficilmente potrai dimenticare.
L’autore ci racconta di Isabella, una giovane donna che si trova davanti ad un scelta terribile e inevitabile, si trova costretta a scegliere tra donare la vita rinunciando alla propria o abortire per guadagnare un po’ più tempo..
Ci viene raccontata con un linguaggio moderno, quello dei giovani d’oggi, ma poi cominci a sentire la delicatezza delle parole: “Vorrei cantare il canto delle tue mani, giocare con te un eterno gioco proibito,che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse attendere all’infinito.” e a poco a poco diventa parte di te, ti identifichi in Isabella e ti viene voglia di piangere per tutte le ingiustizie della vita, del destino.. questo destino che ti dà e ti toglie così brutalmente senza darti possibilità di respiro..
e ti viene voglia di urlare, di gridare tutto il tuo dolore, la tua disperazione per questa condanna… “…io urlo, urlo così forte che spacco il soffitto, urlo, che mi sentano i vicini, i passanti in strada, che mi sentano gli Angeli e Dio, che mi sentano tutti… No, non può, non può un sogno avere ali così fragili.”
Talvolta la vita è così ingiusta, quando succedono cose come queste ti chiedi perché!?!?
Perché una ragazza così giovane deve trovarsi davanti ad una scelta tanto terribile?
Perché deve morire senza aver compiuto il ciclo della vita?
Perché una bambina così piccola deve crescere senza una madre accanto?
Perché…perché…perché…
E’ devastante tutto questo e ancora una volta ti chiedi qual’è il senso della vita..
Rimango seduta a guardare il vento,
mi affascina il suo modo di passare,
sfiorare le cime degli alberi,
scendere e poi danzare..

Straordinario come un dipinto possa interpretare così bene questa storia, e possa suscitare tante emozioni nell’osservarlo:http://www.pagineblupsicologia.eu/monica.anoja/wp-conte…

 
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Pubblicato da su agosto 25, 2011 in Distrazioni e divulgazioni

 

Grazie a chi ieri sera c’era.

Alla fine della quinta elementare ho letto il mio primo romanzo.

S’intitolava: “scappa Bouc scappa”. Una storia di uno stambecco, un bambino e un bracconiere.

Mi era piaciuto talmente tanto che una volta terminato avevo deciso di scriverne uno io di romanzo.

Era estate. Su di un quaderno a quadretti scrissi “caro Sansone” la storia di un cane, un bambino e un pastore sardo.

Oggettivamente non era un granché. Lo diedi a mio padre che me lo restituì corretto. Con le sottolineature in rosso come con i temi.

Piagnucolai nel vedere il mio primo romanzo imbrattato e scarabocchiato.

Non mi persi d’animo.

 

Dopo ventidue anni, anno più anno meno, mi ritrovo in una libreria, ormai a me cara.

Con tanto di bandana, baffi e occhiali da sole a nascondere occhi lucidi ed eventuali lacrime di commozione, di fianco a me Paola e Rossella con i rispettivi ventri “pieni di vita” a leggere frammenti dell’ultimo mio romanzo pubblicato.

Attorno, un silenzio fatto di respiri distillati, e attorno a questo silenzio, volti di amici affezionati mescolati ad altri volti inediti ai miei occhi.

 

Le sensazioni sono strane, ma riesco ad afferrare con inaspettata lucidità l’incanto della serata.

 Perché scopro e ritrovo, l’entusiasmo nelle parole di chi parla e ha letto il romanzo.

Fa strano sentire che due persone si scrivono messaggi confrontandosi su qualcosa scritto da me, come mi fa strano a fine presentazione appartarmi lontano da chi il libro non l’ha ancora letto con chi invece l’ha fatto, ritrovarmi lì, a parlare ma soprattutto ad ascoltare la loro meraviglia e la loro contentezza.

Il vino non annebbia il pensiero e lucido è il sorriso sulle labbra che riporto a casa.

Ringrazio chi ieri sera c’era e quel bambino che ha preso la penna ed ha iniziato a giocare a scrivere, ormai non so più bene, quanti anni fa, ma ancora non ha smesso.

 
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Pubblicato da su luglio 3, 2011 in Presentazioni

 

Sabato 2 Luglio presentazione a Chieri!

 
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Pubblicato da su giugno 27, 2011 in Distrazioni e divulgazioni

 

Prime impressioni su quando si alza il vento, firmata da Giuse.

Subito, veloce e non più di tanto inaspettata, ecco la prima lettura e il primo responso.

Condivido con chi vuole leggere e ringrazio “Giuse”.

Quando ero piccola pensavo che da grande avrei scritto, osservavo cose persone e situazioni immaginando come avrei potuto imprigionare quelle stesse sensazioni nelle parole. Forse ora sono già un po’ grande e non scrivo, ma sorrido a quando mi penso così, leggera nella mia personale caccia agli stati d’animo, con un titolo in tasca da riempire di occhiate al mondo.  Leggerti mi ha riportato a questo.

Ho seriamente apprezzato le tante piccole finestre che si aprono lungo le pagine offrendo freschezza e luce agli eventi e alle sue zone tristi, non so come ma ci ho ritrovato dentro della speranza e mi ha calmata. Mi è piaciuto camminare nel racconto come in un sentiero che scivola via veloce, a tratti le parole erano ciottoli e in altri discese,  ho rallentato, mi sono goduta la poesia, sono ripartita con slancio, con la voglia di arrivare alla fine per poter riguardare compiaciuta il cammino fatto e apprezzare la pienezza di tutto il panorama.

Tra l’altro, è stato scioccante iniziare il libro immaginandoti così, non particolarmente dotato di capelli, in un prato dall’erba lucida, infilato in una gonna a scacchi con le ginocchia al vento.

Aspetto la tua prossima fatica…

Una fans J

 
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Pubblicato da su giugno 17, 2011 in Distrazioni e divulgazioni

 

Pronto per partire.

 Che si aprano le porte e possa camminare con i suoi piedi.

Il vestito e le scarpe le indossa con il giusto coraggio.

L’ultima storia, il mio ultimo parto letterario è pronto per il suo viaggio.

Di porti, locande e posti di passaggio ce ne sono già in attesa, occhi di persone che con il tempo hanno imparato a conoscermi anche sotto questa insolita veste di pagine scarabocchiate, forse troppo in fretta, forse con una certa leggerezza, ma innegabile sincerità.

 

È arrivato in un pacco, con altre copie. Il rituale, è sempre lo stesso: far scivolare la copertina lucida sulle dita, annusare le pagine, l’aroma di inchiostro e colla si disperde in pochi secondi.

Poi, alla sera, sdraiato sul letto con la bimba al mio fianco che lentamente si addormentava, sono tornato a rileggere “quando si alza il vento”.

 

Rispetto alle altre pubblicazioni, ho letto senza mai cadere in una virgola di vergogna. Buon segno.

Credo.

Tre ore di lettura. Isabella e il suo mondo è ritornato a vivere.

L’avevo abbandonato con tutti i suoi personaggi, è stato piacevole ritrovarli.

Ora spetta a voi tornare a rifarli rivivere.

Ad ogni vostra lettura.

 
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Pubblicato da su giugno 16, 2011 in Distrazioni e divulgazioni

 

In Attesa

Siamo in attesa.

Quando si alza il vento non è solo il titolo di quello che sarà il prossimo romanzo edito, è anche il riflesso nascosto di un volto che mi appartiene e con cura mi sono cucito addosso.

 Questione di pochi giorni e il romanzo sarà pronto nella sua veste “commerciale” con tanto di copertina plastificata, codice isbn, prezzo e quarta di copertina.

Probabile che sia proprio disponibile nel giorno del mio compleanno, il due di Giugno.

Particolare come regalo.

Ma il vento per quanto mi riguarda, non smette di alzarsi e di far volare aquiloni verso il cielo che protegge la testa, proprio oggi pomeriggio l’ho sentito trascinarsi tra le mie caviglie con il battito di quel cuore racchiuso nel ventre di Paola a mostrarmi che un’altra vita è già pronta a scalpitare.

Jacopo.

Con il pollice chiaramente in bocca come la sorella e gli occhi spalancati a guardarsi attorno, in quel mondo ancora ovattato, tutto da scoprire.

Ben vengano i libri, ben vengano i figli. Ben venga il vento a mordermi la vita.

tratto da http://vorasedizioni.blogspot.com/:

IL ROMANZO: Quando la vita le propone nello stesso momento la gioia più grande e il dolore più devastante, Isabella si chiude in sé, cercando rifugio nei ricordi, a partire dall’infanzia fino a ripercorrere le tappe che l’hanno condotta a quel bivio, costretta a scegliere tra donare la vita e rinunciare alla propria o guadagnare un po’ di tempo in più insieme ai grandi amori che l’hanno accompagnata attraverso gli anni. Una scelta che inevitabilmente si trascinerà dietro dubbi e paure

 
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Pubblicato da su maggio 31, 2011 in Voce

 

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